Ecco Lucca; calda, crudele, serrata, e verde

Ecco Lucca; calda, crudele, serrata, e verde.
Mi sento qui nella carne di ogni persona che incontro.
Esamino i connotati come se chi passa portasse via, nei suoi panni, il mio corpo.
È la mia terra, è il mio sangue. Ne ho un tormento e un desiderio come chi si scostasse da un incesto; – ma non può dominare la fatalità dei suoi sensi!
Queste giornate, in questi luoghi, mi fanno soffrire, e mi coprono di voluttà, e mi tengono limitato come in una bara.
Riprenderò la via del mondo. Andrò dove sono forestiero. Dove non è peccato, sacrilegio, essere curiosi di sé nelle cose che godi.
Qui finirei col riprendere la zappa, col rimescolarmi ai contadini, col dimenticare le acredini e i miracoli delle lettere, col lodare al sole, l’alto grano d’oro, mentre si falcia, e le cosce delle donne sorprese a fecondarsi di te in una gran perdizione di sguardi e di morsi bestiali; e non sai più se è una pesca o labbra quella forma che hai divorato, se non fosse l’odor forte della donna; e poi il sole che ti dà un abbandono, un abbandono così esteso, che accogli il sonno come una pace vera di morte.

 

Giuseppe Ungaretti

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