Si stava meglio quando si stava peggio

Dicono che si dovrebbe scrivere ogni giorno, ma io più provo a farlo meno riesco a ricavarne beneficio. Mi sento male. Più leggo, più mi complico la vita. Si stava così bene prima, quando riempivo pagine e pagine di melodrammi senza che nessuno ne sapesse nulla, nella speranza che dopo la mia morte qualcuno avesse di che parlare. Forse dovrei tornare alle vecchie abitudini. Forse potrei ritirarmi finché sono in tempo. Vorrei proprio capire a che servo qui, che cosa faccio. Sono un buon capo comico, questo è vero. Rallegro atmosfere lugubri, mi incupisco alle feste. Sono un buffo cartone animato, un po’ Heidi che fa ciao alle caprette e un po’ burbero nonno, una persona con la quale vale la pena scambiare quattro chiacchiere almeno una volta nella vita, una persona che si rivede volentieri. Però poeta, proprio no – io ci rinuncio. Sono buona solo a struggermi per delle caramelle rubate. Ecco – in questo momento mi farebbe comodo una fiala di superficialità. Uno di quei rimedi ad effetto rapido che ti rendono completamente inutile al cosmo, ma bellissima.

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