Dal gommista

Una signora perbene è arrivata prima di me, millantando di avere l’appuntamento alle nove quando alle nove ce l’avevo io, e il gommista mi ha detto che la macchina sarebbe stata pronta solo per le 11 e che mi avrebbe lasciato una bicicletta per tornare a casa. Il mio mondo è crollato pensando ai chilometri che avrei dovuto fare per arrivare alla meta. Ho iniziato a farfugliare tanto che il gommista mi ha chiesto se sapevo andare in bicicletta, ma alla fine volenterosa ho accettato la sfida e sono partita a bordo di una bici scassatissima. Avrò fatto sì e no 500 metri, pensando ma tanto arriverò a casa che sarà già ora di tornare indietro, potrei fermarmi al parco a finire il libro – il libro l’ho lasciato in macchina, potrei andare a trovare qualcuno – ma a quest’ora lavorano tutti, non posso chiudermi in un negozio per due ore e non posso lasciare la bici incustodita perché non ha il lucchetto. Ok, torno indietro. Il gommista, sorpreso di rivedermi così presto, non capisce (come biasimarlo). Mi faccio dare le chiavi per riprendere il libro, e con un’espressione implorante chiedo se posso aspettare lì.
Quindi eccomi qui, nell’ufficio tappezzato di calendari del gommista, a leggere il mio libro in santa pace e ad aspettare. Tutto per delle gomme estive.

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