E guardo fuori dalla finestra come chi aspetta qualcuno – un bel cliché.

Mi lascio qui, appoggiata a questa o a quella scrivania, a scorrere una home, a esaminare compulsivamente il profilo di quelle tre, quattro persone che mi interessano, ad annotare parole che non vogliono dire nulla. Quanto tempo passa. Quanta attesa e quante aspettative nell’attesa. Attesa di cosa, poi, ancora non mi è chiaro. Se i miei giorni somigliassero un po’ di più alle mie notti, quella sì che sarebbe vita. Mi sarei tolta tanti di quegli sfizi; sarei anche morta più di una volta, ma questo è un dettaglio irrilevante. Ti avrei accanto e potrei dirti quello che mi passa per la testa, e tu mi vorresti accanto – come mi hai detto la notte scorsa.

Vorrei scrivere un film, e scritturarti per la tua parte. Una romanza dal gusto retró, ambientazione la Roma degli anni Cinquanta, due donne che si incontrano a Piazza Spagna (tu come sei ora – io come sarei) scoprendosi simili a poco a poco. Il resto mi basta trascriverlo dal sogno.
Vuoi?

 

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