Ancora sulle mie abitudini alimentari

Io e le arance abbiamo familiarizzato solo in tempi relativamente recenti. Sono stati gli anni dell’università ad avvicinarmi a quest’agrume che mi costringevo a mangiare da bambina di tanto in tanto, inventando ogni volta un nuovo modo di estrarne il succo. Non riuscivo a concepire l’idea di mangiare un’arancia a spicchi, così a volte mi divertivo a tagliarla a metà succhiando e raschiandone la polpa con i denti, altre volte la stagliuzzavo in fettine che leccavo una ad una, quasi fossero lecca lecca; ma mai a spicchi.

Sono stati gli innumerevoli viaggi in treno Lugo-Bologna andata e ritorno, a costringermi a pensare che non dovesse essere poi così terribile uniformarsi alle persone normali che, tra le altre cose, sanno come si mangia la frutta. Questione di necessità: quando non si ha che un’arancia e mancano le posate per deturparla a dovere, o si impara a mangiare, o si muore di fame.

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