Dottoressa chiamata Aprile

Sono venuti a dirmi che oggi anche marzo chiude i battenti. Dopo trentun giorni di processo, finalmente oggi si ritira per deliberare, e forse tra poco meno d’un anno, tornerà per emettere la sua temporale sentenza. Tira già una brutta aria, per lui, in tribunale. Troppo sole che agisce indisturbato nel cielo, troppa frenesia tra gli uccelli, troppi accostamenti di colori vivaci e fuori moda nel guardaroba degli alberi. Il mondo si rasserena e questo proprio a lui non va giù. Si scrolla il giaccone grigio dalle pozzanghere, e batte i piedi sul parquet. Potesse tornare indietro anche solo di un giorno, certo gli verrebbe voglia di guardarci ancora aprire e chiudere ombrelli a ritmo di boogie-woogie, o di farci starnutire all’unisono mentre corriamo affaccendati per strada; ma già da dietro la porta sbircia Aprile, che cerca di forzare la serratura con un ramo fiorito. Il maltempo di marzo è finito.

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