“L’inimmaginabile è immaginabile”

Chi sei tu? Puck dai capelli di grano, folletto malizioso? L’ombra di Peter Pan che si nasconde? O Wendy che racconta favole ai bambini sperduti, nel tronco cavo di un albero?

Te lo chiederò per l’ultima volta, chi sei?

Mi accontenterò di una risposta tra le tante, non occorre che elenchi una per una le tue identità sfavillanti: ti concedo il privilegio di scegliere, tra le immagini riflesse dagli specchi del tuo caleidoscopio, quella che nell’istante ti va più a genio.

La luce che cambia di ora in ora. Un cerchio tracciato senza il compasso. L’itinerario irregolare del volo di una farfalla.

Sai dei miei sogni più di quanto dovresti e ti diverti ad infestarli, disseminando qua e là tranelli nei quali puntualmente mi lascio cadere, se non altro per il gusto di godermi il seguito del sogno prima che il mio cervello ne elabori i titoli di coda. Ti riesce persino di popolare alcune mie giornate storte, quando chiami a raccolta i tuoi capricci e attacchi il fronte scoperto di un sorriso.

Ti interessa sapere quanto c’è di vero in tutto questo? In realtà ben poco. Io immagino creature immaginarie e con loro intrattengo conversazioni memorabili, ma se provassi a trascrivere le mie e le loro battute, la realtà lo so, mi si ritorcerebbe contro.

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