Appisoliamoci

La tua autostrada costeggia la mia strada ferrata: ironia della sorte.

Per quanti sforzi io faccia, a meno di un’ora dalla tua partenza non riesco a scrivere. Ho bisogno di più tempo per rielaborare il lutto di vederti sparire in lontananza con la tua auto nera leggera, che ringhia quando provi ad ingranare la quarta. Forse anche lei, come me, non ama la velocità. Forse un giorno si spezzerà, ti si sgretolerà tra le mani per aver assistito a troppi dei nostri arrivederci, senza avere mosso un dito. Perché i nostri abbracci spezzati metterebbero a dura prova anche la tenacia di una statua di pietra. La latta si accartoccia, l’erba china il proprio stelo e il cielo, qualunque cielo, si liquefa accasciandosi al suolo. La vita profonda delle cose si addormenta, al suono ovattato della nostra ninnananna.

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